Non c’è intesa nell’elite

E’ vero che Sergio Marchionne non legge i giornali italiani. Ma certo il top manager della Fiat tutto si aspettava tranne che sabato scorso il suo staff gli evidenziasse sul Corriere della Sera (che ha il Lingotto tra i maggiori azionisti) una ruvida critica alla sua strategia di salvatore dell’azienda. Di più: una revisione come mai si era vista dell’intero Marchionne style.
20 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:02
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E’ vero che Sergio Marchionne non legge i giornali italiani. Ma certo il top manager della Fiat tutto si aspettava tranne che sabato scorso il suo staff gli evidenziasse sul Corriere della Sera (che ha il Lingotto tra i maggiori azionisti) una ruvida critica alla sua strategia di salvatore dell’azienda. Di più: una revisione come mai si era vista dell’intero Marchionne style. Tipo: “Chiede una nuova tornata di incentivi pubblici, ma sarebbe più convincente se desse una visione più stabile del futuro e avesse alle spalle un azionista con le idee più chiare. E’ abituato a stupire il mercato raccontando una storia nuova prima che la vecchia abbia avuto un esito misurabile. In un anno ha detto troppo”. E giù una serie di esempi: l’annuncio che la Fiat non poteva sopravvivere senza produrre 6 milioni d’auto; la Opel “obiettivo strategico” e, dopo il fallito assalto, il ridimensionamento della soglia di sopravvivenza a 4 milioni di macchine; il ri-annuncio che Fiat e Chrysler ne faranno invece 6 da sole. Ora la dipendenza dagli incentivi per sopravvivere.

Il tutto a firma di Massimo Mucchetti, editorialista autorevole e spesso controcorrente, considerato a torto o a ragione vicino a Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, altro socio forte di via Solferino. Non solo. Intesa, o meglio il suo consigliere delegato Corrado Passera, è a sua volta impegnata nella vendita di Fideuram proprio alla Exor che mira a una diversificazione umbertiana. Exor è azionista di controllo della Fiat presieduta da John Elkann e fino a poco fa guidata da Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti. Ma ieri Passera ha notato che per Intesa i T-Bond e la vendita di Fideuram sono temi scollegati.
Dopo aver rimbrottato Marchionne, il Corriere ne ha per gli Agnelli ed Exor: “Ha in cassa un miliardo di un’obbligazione chiesta per far fronte a eventuali emergenze in Fiat. Ora gran parte di questa onerosa riserva verrebbe destinata ad altro scopo, per diversificare. Come se la Fiat fosse fuori dai guai: difficile da capire”. Di più. Il Corriere calca sui conflitti d’interesse dell’operazione: “Exor è azionista eccellente di Intesa, circostanza che richiede di escludere qualsiasi blitz”. Finito qui? Neppure per sogno. L’intrigo, anticipato nelle sue conseguenze multitestata dal Foglio del 12 settembre, va a spiovere anche su Giulio Tremonti, che insiste a che le banche si rafforzino con i T-Bond, senza però voler entrare nel merito di singole operazioni di singole banche. Ma Tremonti ha anche la parola ultima sul prolungamento degli incentivi: il governo si appresta a chiedere al Lingotto impegni sulle fabbriche di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese. Secondo un report riservato del Lingotto di cui si parla in ambienti finanziari, Termini sarebbe già out. Con la stessa logica, negli Stati Uniti la produzione dei modelli Fiat-Chrysler finanziata dal governo avverrà in Messico.

Come venirne fuori? L’uscita del Corriere, secondo osservatori politici ed economici, è la spia di manovre ai piani alti di Intesa. In particolare per l’attivismo di Angelo Benessia, torinesissimo avvocato che nel 2008 ha conquistato la presidenza della Compagnia di San Paolo, diventata primo azionista di Ca’ de Sass. Fra incontri e telefonate tra Gressoney e la Corsica, ha stabilito un asse con Bazoli. Appuntamento il 29 settembre, al consiglio di Intesa. Se la vendita di Fideuram a Exor andrà in porto (senza l’entusiasmo – per usare un eufemismo – della Compagnia di San Paolo), Passera avrà vinto la partita. Diversamente ne uscirà ammaccato. Così il ministro Tremonti troverà forse interlocutori più malleabili, Marchionne avrà forse azionisti più disposti a investire nel Lingotto, magari la proroga degli incentivi alla rottamazione troverà una soluzione, e super Sergio potrà arguire che pure le critiche fanno bene. Chissà.